Ci ho pensato e ripensato in questi giorni.

Ho chiesto consiglio ad insegnanti pedagogisti e terapisti di Giulia.

Mi sono confrontata con le altre mamme di bimbi con disabilità intellettive.

Alla fine, però mi sono detta: sei una persona che sa comunicare, sei una mamma che ha deciso di fare della comunicazione uno strumento per parlare di disabilità, inclusione, ma soprattutto di autismo.

Mi sono detta “tu sai che la parola è il tuo strumento”.

Ho deciso di provare a scrivere, ho deciso di ricominciare a scrivere dopo giorni di silenzio.

Vorrei poter spiegare a mia figlia bene che cosa stia succedendo nel mondo. Ma non lo so!

Vorrei poter raccontare a mia figlia la verità. Ma non la conosco!

Vorrei trasmettere a mia figlia quei valori per i quali si sta combattendo. Ma io dall’Italia che cosa ne voglio sapere?

Ma una cosa la so: una guerra non è mai giusta, non è mai la scelta giusta!

Giulia è autistica.

Giulia vede la realtà in maniera differente.

Giulia vede la realtà in modo più semplice di me.

Giulia prova sentimenti più forti dei miei.

Sono certa che come sempre la semplicità e la chiarezza saranno la chiave giusta.

Dopo svariati confronti dopo aver online tante parole, ho deciso che attraverso le azioni spiegherò a mia figlia che cos’è la guerra.

Giulia ne ha bisogno, i bambini ne hanno bisogno.

Non credo sia corretto tenerli all’oscuro di tutto, credo al contrario che bisogni avere il coraggio di provare a spiegare qualcosa che è inspiegabile.

Nelle prossime righe troverete alcuni suggerimenti su come io ho affrontato il tema in casa.

Non credo ci sia un modo giusto o sbagliato credo che in questo caso serva solo la forza di mettersi in gioco.

So che Giulia mi ascolterà, so che mi ascolterà attentamente, so che cercherà nella sua testolina di mettere in ordine le informazioni e sono certa che a modo suo mi dimostrerà di aver compreso.

Come prima cosa vi consiglio di capire quali sono i sentimenti che i vostri figli provano in questo momento.

Vi consiglio di provare a interpretare se reagiscono in modo diverso rispetto a determinate situazioni, se sono più agitati, se sono meno sereni e più tristi.

Giulia se non interrogata non esprime le sue emozioni, ma per esempio l’altro giorno dal nulla in macchina mi ha detto: “Mamma chissà come sta la nonna di XY (un suo compagno)!” E io sorpresa le ho chiesto come mai mi avesse fatto questa domanda e lei mi ha risposto: “Mamma non lo sai che lei vive in Ucraina?”

E così ho capito che se anche io cercavo di non parlarne con lei, Giulia aveva percepito che qualcosa stava succedendo nel mondo e non molto lontano da noi.

Ho cercato di spiegarle che accadono cose belle e cose brutte e che la guerra è come un grande litigio. Poi abbiamo parlato delle cose belle e li ho visto che la sua testolina cominciava a fare collegamenti legati a momenti di gioia vissuti al centro o durante le vacanze.

Giulia non ho tanto percezione delle cose brutte poiché ha una percezione della realtà tutta sua.

A volte mi ha parlato di litigi avvenuti in classe e quindi le ho fatto quell’esempio. Ma è servito poco…in classe si litiga per cose banali e il giorno dopo è tutto risolto. Quindi ho provato a farle esempi più legati alla famiglia ma lei mi ha risposto che tanto noi ci vogliamo bene!

Giulia ha la capacità di vedere tutto in modo più semplice, qualcuno direbbe “ Che fortuna!”, ma non credo lo sia….credo che al contrario non sia in grado di capire la gravità. Vedremo come sarà quando sarà più grande: una delle mie paure più grandi è che qualcuno ne possa approfittare.

Anche quando recentemente abbiamo vissuto l’esperienza del lutto lei non ho dimostrato la sua sofferenza per la morte della persona cara, ma ha subito pensato che si fosse trasformata in un angelo. Certo ha compreso la mia sofferenza, mi è stata accanto, mi ha aiutata ma perché vedeva che io soffrivo.

Quindi credo che per un bambino autistico capire bene quale siano le emozioni belle e positive e quelle brutte e negative e le cose che portano gioia da quelle che procurano tristezza forse sia la cosa più semplice. Sono tanti anni che lavoriamo sulle EMOZIONI.

Venerdì le maestre in classe hanno fatto proprio questo lavoro con l’intera classe e lo hanno collegato benissimo anche alla multiculturalità parlando così di inclusione! Hanno fatto un ottimo lavoro e io le ringrazio utilizzando la poesia di Gianni Rodari “La Luna di Kiev”,peccato che Giulia non abbia compreso che era per spiegare loro della guerra.

Per Giulia sarebbero utili le immagini, ma in questo caso non me la sono sentita.

Credo che potrebbe davvero soffrire.

E così abbiamo cercato di farglielo capire con i gesti: abbiamo raccolto in casa vestiti, coperte e cibo da donare ai bambini e alle mamme che scappano dall’Ucraina e lei così ha capito che la guerra è una cosa brutta, che queste famiglie che stiamo aiutando hanno perso tutto: la casa, i vestiti e la loro quotidianità. Giulia poi mi ha detto: “Mamma io ho tanti giochi ne voglio dare un po’ a questi bimbi, così potranno giocare anche loro!”.

Credo che abbia capito, non credo che sia in grado di parlarne con gli altri, ma credo che abbia ben compreso la gravità.

Per ora mi basta.

Ha nove anni.

Certo altri bimbi a 9 anni saranno in grado di comprendere meglio, ma non è il nostro caso.

Giulia non è come gli altri e questo noi lo abbiamo capito.

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