Spesso scelgo le serie TV dalla locandina, ebbene sì lo ammetto. Atypical non ha una locandina accattivante!

A volte ascolto i consigli delle amiche. Ma si la copertina è la cosa che mi attrae di più.

Questa non mi ispirava, vedevo lo sguardo di Sam il protagonista e intuivo che si trattava di un tema spinoso.

Quindi da quando è comparsa in home a quando ho deciso di vedere una puntata per capire se era nelle mie corde sono passati mesi. Ma eccola lì, a luglio ricompare nella mia home dei consigliati. Così una sera decido di iniziarla, senza aver letto la trama, varie recensioni o visto il trailer.

Non lo faccio quasi mai. Ho poco tempo e devo ottimizzare al massimo il mio tempo. Quindi guardo solo ciò che può interessarmi.
Comunque le ferie sono alle porte e così avendo più tempo mi lancio e guardo la prima puntata e già dalle prime scene intuisco qualcosa, dopo pochi minuti capisco…

Il protagonista è un ragazzo autistico. Lo vedo un po’ come un segno del destino.

Così vado avanti e a fine puntata mi sento un po’ strana, un po’ a disagio. Non cedo ai sentimenti e vedo la seconda puntata, quasi sempre riesco a prevedere le azioni del protagonista, ad immaginare le sue reazioni e i suoi gesti.

L’autismo è così, prevedibile, scontato e delineato.

Ci vedo la mia Giulia.

Vedo la mia famiglia.

Vedo il mio modo di essere mamma.

Immagino il suo futuro.


Divoro una puntata dopo l’altra, osservo e dal senso di disagio passo a senso di tranquillità: è così gli autistici hanno tantissimi tratti comuni tra loro. Io mi immedesimo nella mamma di Sam il protgnista e soffro con lei.

Il protagonista è un soggetto ad alto funzionamento come la mia Giulia e tra una serie e l’altra cresce, si diploma e va al college… va a vivere con amico, sogna un viaggio alla ricerca dei pinguini e si innamora.

La sua famiglia sempre al suo fianco. E vicino a loro un un team ristretto di persone e amici fidati.

La FAMIGLIA e gli AMICI sono tutto. Sono le risorse certe che permettono a questi soggetti di vivere una vita quasi normale.

Questa serie mi ha dato speranza!

Si è vero si parla di un soggetto maschio, bianco, dotato per le materie STEM e ad alto funzionamento. Però cerchiamo di vedere il positivo:

Credo che il fatto che sia stata creata una serie TV su una tematica così importante sia davvero una bella cosa.

Credo che si ci sono mille forme di autismo più gravi, ma credo anche che non possiamo spaventare lo spettatore e che se forse gli spieghiamo i tratti tipici dell’autismo attraverso una serie TV che parla di un ragazzo non gravissimo forse li rendiamo più disposti all’inclusione, a voler capire, a voler informarsi sulla patologia e non ad alzare un muro.

Questa serie ci conferma che con l’amore si può raggiungere grandi risultati, ma allo stesso tempo mi ha lasciato un po’ di amaro: la nostra società non è ancora pronta per loro, la nostra società non conosce, non sa come interagire con loro e proprio per questo consiglio la visione a tutti specialmente a chi interagisce in qualche modo con un soggetto autistico. In Sam, il protagonista, ho rivisto molto la mia Giulia. Non sappiamo ancora se è particolarmente dotata per le materie STEM ma di sicuro le preferisce alle altre. Quando non riesce a spiegare qualcosa con le parole anche lei disegna. Si è creata un piccolo gruppo di amicizie fidate che hanno accesso nel suo magico mondo. Crescendo Giulia è migliorata molto e sono fiduciosa che anno dopo anno lo farà ancora di più. Sam adora i pinguini, Giulia i Koala e infatti tra i prossimi viaggi in programma c’è l’Australia. Ma questo è un altro tema!

Vi consiglio di guardare la serie TV dopo aver liberato la mente dai pregiudizi.

Buona visione.

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